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Recensione “Electromagnetic Bug” da Prisma Awards

Segue la traduzione in italiano della recensione scritta dalla redazione dei Prisma Awards.

Siamo diventati ostaggi volontari dei nostri schermi, al punto che il vero terrore contemporaneo non è l’apocalisse, ma l’improvvisa perdita del segnale dello smartphone. È proprio in questa nevrosi collettiva che affonda i denti Electromagnetic Bug. Dietro la facciata di un thriller tecnologico ad alta tensione, il film (diretto da Fabrizio Fazio e in uscita il 4 giugno) cela un’indagine spietata sulle nostre vulnerabilità più profonde.

Grazie al supercomputer Galileo, lo scienziato Giordano Ricci scopre che una massiccia interferenza elettromagnetica colpirà il pianeta Terra durante l’eclissi solare dell’8 aprile 2024, causando un blackout mondiale delle reti mobili. Mentre cerca disperatamente di scongiurare il peggio, si rende presto conto che dietro le spoglie di un fenomeno naturale si cela una delle più grandi cospirazioni mai concepite.

Il primo grande merito del film è la sua capacità di mettere a nudo la fluidità delle relazioni moderne. Quando il segnale scompare, i personaggi non riscoprono la bellezza del dialogo faccia a faccia; al contrario, sprofondano in uno stato di profonda alienazione e angoscia. Senza lo schermo a fare da scudo e da costante mediatore, emerge un vuoto relazionale disorientante. Fazio cattura alla perfezione questo smarrimento, rendendo palpabile la dipendenza psicologica – ancor più di quella tecnologica – da uno strumento che ha di fatto colonizzato le nostre vite.

Ma è quando il thriller entra nel vivo che Electromagnetic Bug rivela la sua anima più oscura e politica. Il lancio sul mercato del “Patphone” – l’unico dispositivo immune al blackout – squarcia il velo su una spietata cospirazione dell’industria delle telecomunicazioni. Il film delinea uno scenario di “capitalismo del disastro”, in cui le lobby orchestrano una crisi globale per estrarre cinici guadagni finanziari e, soprattutto, raccogliere il DNA e i dati biometrici degli utenti. Si tratta di un’infrastruttura di controllo totale che rasenta una distopia orwelliana, alludendo al moderno incubo della sorveglianza di massa.

In questo scenario apocalittico, la sceneggiatura gioca abilmente sui contrasti, facendo scontrare la fredda ricerca scientifica con le dimensioni più viscerali ed emotive. Da un lato, seguiamo il protagonista, interpretato con una solida e intensa performance da Fabio Gagliardi, che trasmette alla perfezione la disperata ostinazione di chi si aggrappa alla pura razionalità per scoprire l’origine del blackout. Dall’altro, scopriamo che il disastro non ha origini cosmiche, ma è il frutto avvelenato di una vendetta privata. Il vero motore dell’anomalia è un dolore irrisolto, un trauma personale che si trasforma in un’arma di distruzione di massa. Intrappolata in questa rete di tensione c’è la figura di Laura, la moglie di Giordano, interpretata da Ines Le Breton. Schiacciata dal ruolo di casalinga e inizialmente apparentemente antipatica, il suo personaggio rappresenta la dimensione più umana e quotidiana del dramma. La sua non è una presenza antagonista, ma piuttosto quella di una donna intrappolata nei silenzi e nelle distanze domestiche, a dimostrazione che la cattiva comunicazione può causare danni ben prima del collasso delle reti cellulari. Nonostante l’inevitabile imperfezione produttiva tipica del cinema indipendente a basso budget, l’opera gestisce con intelligenza la suspense che culmina in un terzo atto ricco di colpi di scena. Forte delle candidature come Miglior Regia e Miglior Lungometraggio al North Film Festival di New York, Electromagnetic Bug è un thriller compatto e incalzante che utilizza i codici del genere per interrogarci su cosa resti di noi quando ci disconnettiamo e diventiamo nient’altro che dati.

> Fonte originale (in inglese)